Makrama

Dal contenitore del bacino femminile, al contenimento del dondolamento, questo è un gioco di sensibilità, dove la soluzione è nell' introspezione. Dal ricamo come ritualità,alla disciplina come capacità c'è una lunga storia sociale, che è lontana dall' essere individuale. Makrama è un bacino rimodellato all’interno che diviene altalena masturbatoria. Come un bacino accoglie l’utero, questo si rivolge all’interno. E’ una struttura studiata sul corpo, elaborata per avere due diverse modalità masturbatorie. Il nome Makrama deriva da miqrama, frangia ornamentale, velo ricamato (più precisamente riconduce ad un panno bianco triangolare che le giovani donne usano durante le cerimonie religiose), il termine è legato anche al macramè, una tecnica di cucito molto antica sviluppata in ampiezza su un merletto a nodi. Essa era tramandata da generazioni in generazioni tra donne ed è una lavorazione molto lenta. La struttura interna dell’opera infatti, è lavorata anche con centrini cuciti con questa tecnica. Anno di realizzazione: 2015 Materiali: struttura in ferro, stoffa, carta, proteine della cellulosa, calcio 50%, fosforo Dimensioni: dimensione variabile (h) X 85 X 30 cm

Makrama is a masturbatory seesaw shaped like an internally patterned pelvis. Just as pelvis accommodates the womb, Makrama welcomes to the inside; this structure is conform to female body which, swinging, stimulates the front and the back of the lower body itself, alternately or at the same time. The name Makrama comes from miqrama, ornamental fringe of an embroided voile (specifically connected to a triangle-shaped white napkin put on the heads of young girls during religious ceremonies), also related to macramè, an ancient form of textile-making, using knotting rather than weaving or knitting. Thistraditional and very enduring lacework was handed down from one generation of women to another. The artist also used this art of lacework for the internal structure of Makrama.